News - BORSA DEL TARTUFO 2011/2012

Dall’inizio di ottobre a meta gennaio 2012 il giornalista Giuseppe Prosio presenta settimanalmente  il “Borsino del Tartufo”. 
In tabella sono indicati i prezzi di mercato e quelli consigliati al consumatore finale rilevati sui  principali mercati piemontesi, che hanno in quello di Asti il punto di riferimento più significativo del Nord Italia  per operatori italiani ed esteri.

I prezzi con asterisco indicano la quotazione media in euro per ettogrammo di pezzature da 25-50 grammi di tartufo bianco nostrano trattate all’ingrosso. I prezzi in neretto sono riferiti alle stesse unità di misura e vogliono essere un punto di riferimento per il consumatore. Pertanto sono da intendersi come base per la definizione del prezzo finale al consumo sul territorio piemontese. Tale prezzo è calcolato tenendo conto del carico fiscale, della naturale perdita di peso del tartufi e del margine di intermediazione degli operatori.

REPORT STAGIONE 2011

Quantitativi scambiati.  Sul mercato di Asti, il principale tra la ventina di quelli attivi in Piemonte, sono stati scambiati, nel corso del 2011 e in poco più di trenta sedute, 100 chili Magnatum Pico  cavato in Piemonte. Rispetto ai 140 chili dell’anno precedente la flessione è stata del 30%. Il mercato di Nizza Monferrato, che di tutti gli altri è il più importante, ha trattato 60 chili di Magnatum Pico in altrettante sedute rispetto ai 100 chili del 2010. Sugli altri tre mercati analizzati dal  nostro Borsino telematico, vale a dire Moncalvo, Murisengo e Alba, gli scambi sono stati nell’ insieme 50 chili. Gli altri mercati, in tutto una quindicina concentrati  tra l’intera provincia di Asti e parti di quelle di Cuneo e Alessandria con qualche avamposto nel Torinese, hanno trattato nell’insieme circa 500 chili. Ma il grosso della produzione piemontese è concentrato in quei 800-900 chili di Magnatum Pico stimati dai nostri informatori sui territori e trattati fuori mercato. Pertanto la somma tra “mercati del Borsino”, “altri mercati” e “fuori mercato” indica in circa 16 quintali la produzione piemontese di Magnatum Pico rispetto ai 18 quintali del 2010 e ai 22 del 2009. Quindi la flessione complessiva è stata del 10-12%. Lo scarto percentuale tra la consistente perdita di produzione sui mercati analizzati e quella, modesta, relativa al grosso delle partite trattate  complessivamente, è l’indicatore di un fatto già in atto da tempo e in costante aumento: quantitativi sempre più consistenti di tartufi passano di mano fuori mercato, lontano da occhi indiscreti.

Quotazioni.  Il costo medio ad ettogrammo del Magnatum Pico è salito a 220 euro (media tra le metà di ottobre  e dicembre) rispetto ai 180 euro del 2010 con un incremento  25%. Al consumatore finale, il tartufo bianco è costato mediamente 320-330 euro l’etto, quindi “soltanto” il 10% in più rispetto alla stagione precedente. Ricordiamo che quest’ultimo prezzo - che settimanalmente riportiamo a tabella con carattere in grassetto e  abbinato a quello con asterisco indicante il prezzo di mercato -  è un prezzo da noi “consigliato”. Va quindi inteso come prezzo limite, da non superare se l’acquisto o il consumo è fatto in regione e in locali di qualità medio alta, ma non super stellati dove il prezzo al consumatore è una variabile incontrollabile. Pertanto il prezzo al consumatore finale tiene conto del carico fiscale (Iva al 21%), del costo di trasporto, del costo di intermediazione e del “rischio” che il ristoratore assume acquistando un prodotto costosissimo e altamente deperibile che durante la detenzione può perdere anche il 10% del peso.

Considerazioni finali.  Conti alla mano, il calo di produzione è stato assai contenuto se valutato nel suo insieme (da 18 a 16 quintali di Magnatum Pico)  sull’intera regione. Di fatto la produzione non è  scesa, o è scesa di poco, nelle zone dove ha piovuto nel periodo estivo come in tutto il sotto Tanaro, ma ha lasciato sul campo un buon 25% dove le precipitazioni sono state scarse, come il Nord dell’Astigiano e fasce a macchie di leopardo nell’ Albese e nell’Alessandrino. Il fatto che sempre più partite non passino  dai mercati è sintomatico della difficile tracciabilità di un prodotto che alla base della sua filiera vuol sfuggire a qualsiasi controllo fiscale. Vedremo cosa diranno i cavatori se verranno varate tra qualche mese  importanti modifiche alla legge quadro nazionale del 1985,  appena discusse con successo dalla Commissione Agricoltura della Camera. In questa proposta di legge l’aspetto fiscale prevede da parte del cavatore - oggi sollevato da qualsiasi gravame fiscale  e burocratico se è un “occasionale” senza partita Iva (come lo sono quasi tutti , almeno in Piemonte) -  l’indicazione del numero del tesserino e la sottoscrizione dell’autofattura che il commerciante compila all’atto dell’acquisto. A parte questo, la flessione produttiva del Piemonte è stata poca cosa se paragonata quella dell’Italia Centrale, terra da sempre grande produttrice di tartufi bianchi e neri pregiati e “fornitrice” dei grandi eventi fieristici piemontesi. “La mancanza di acqua tra fine di luglio e di ottobre ha causato una perdita di produzione del 50-60% nelle Marche – precisa il dott. Gian Luigi Gregori che a Sant’Angelo in Vado dirige l’Istituto Sperimentale per la Tartuficoltura facente capo al ministero delle Politiche Agricole  –  E’ andata male anche in Toscana e Umbria, mentre in Abruzzo e nel Molisano la flessione è stata più contenuta”.  La crisi economica, che in Piemonte ha fatto lievitare di molto il prezzo di mercato e di poco quello al consumatore finale, ha avuto riflessi anche nel Centro Italia dove ”i prezzi al  cavatore  sono stati per il Magnatum Pico di 1.800 euro al chilo poi saliti tra 2.000 - 2.500 euro – aggiunge il dott. Gregori - Il nero pregiato da noi è trattato in questo momento a 500- 600 euro al chilo , dopo essere partito da 250 euro.  Ma nel 2011  il prezzo  sia del  Magnatum Pico che  del Melanosporum non è stato legato alle quantità. Evidentemente la scarsa liquidità non ha confini regionali”. 
Non si può chiudere il bilancio annuale senza un cenno a quanto è accaduto - tra le critiche dei politici e degli addetti ai lavori, ma con l’approvazione dell’opinione pubblica, - nell’Astigiano  nelle ultime tre delle trentasette fiere regionali. Ad Asti, il 20 novembre, la Forestale ha effettuato un blitz sulle bancarelle della Fiera multandole a raffica per non aver esposto il cartellino con la scritta “Magnatum Pico” su piatti di bianco dove i tagli piccoli fino ai 40 grammi costavano 350 euro l’etto. Sono seguiti i sequestri (con vendite successive all’asta) dei Magnatum  prelevati e multe superiori ai 1.500 euro a ciascun commerciante. La settimana successiva, alla Fiera di Castelnuovo don Bosco, la Forestale si è fatta nuovamente viva controllando i cartellini (risultati tutti regolari), ma riscontrando qualche irregolarità nelle bilance, sequestrate, sono stati comminati senza esitazione 517 euro di multa, senza contare il rischio di denuncia penale per frode che potrebbe essere scattata in qualche caso. Per il gran finale di metà dicembre a Cortazzone, la Forestale si è di nuovo presentata in scena controllando scupolosamente cartellini e bilance. Tutto è risultato regolare: nemmeno una sanzione, nessun sequestro. Un commento a questa curiosa vicenda? La lascio alla sensibilità di chi, e lo ringrazio, ha avuto la bontà di seguire questo “Borsino  del tartufo” edito dal Consorzio Operatori Turistici Asti  e Monferrato. Tornerà in Rete ai primi di Ottobre.

Giuseppe Prosio

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